È istruttivo ripercorrere la storia ormai decennale di questo spreco assurdo, proprio nel momento in cui le prigioni esplodono, con 67 mila detenuti stipati in celle che potrebbero contenerne 44 mila, e mentre il governo ha difficoltà a pagare gli straordinari ai 38.750 agenti di custodia.
Per 60 mila lire al giorno la ditta garantiva che, se si fosse allontanato di 10 metri dalla centralina, collegata al telefono della sua minuscola abitazione milanese, sarebbe scattato un allarme nella centrale operativa e in questura; altrettanto sarebbe accaduto se avesse tentato di manomettere l’apparecchio.
Il nuovo governo decise quindi di rivedere tutto e il 6 novembre 2003 (ministro dell’Interno era Giuseppe Pisanu) venne firmato un contratto unico, stavolta con la Telecom, che comprendeva noleggio degli apparecchi, installazione dei braccialetti e assistenza al controllo.
Che cosa il nuovo accordo prevedesse dal punto di vista operativo lo ha raccontato nei dettagli Gianfilippo D’Agostino, direttore del public sector dell’azienda, ascoltato l’11 maggio 2010 dalla commissione Giustizia della Camera: «Il Viminale ci chiese di riorganizzare la sperimentazione, sempre con 400 braccialetti, ma allargandola a tutto il territorio nazionale.
Fonte:
http://blog.panorama.it/italia/2011/08/26/i-dieci-anni-del-braccialetto-piu-caro-e-inutile-ditalia/